Il Groundhopping spiegato da Federico Roccio

 

Groundhopping

Il GROUNDHOPPING, questo sconosciuto.

Il Groundhopping è un hobby che consiste nell’assistere a partite in stadi o terreni diversi. I partecipanti sono noti come groundhoppers, hopper o viaggiatori. In gran parte un passatempo legato al calcio, ha probabilmente avuto origine in Inghilterra negli anni ’70 e tutt’ora è molto popolare oltre che nel Regno Unito anche in Germania, Paesi Bassi, Belgio e Norvegia.
Abbiamo incontrato il leader italiano di questa attività, Federico Roccio, autore de “Il Cacciatore di Stadi”, ed ecco l’intervista integrale.
  • Ciao Federico, cosa vuol dire essere un “Cacciatore di Stadi”?
Al di là del soprannome che mi hanno attribuito i miei amici, essere un “Cacciatore di stadi” vuol dire essere un groundhopper.  Dal termine inglese groundhopping “saltare da uno stadio all’altro”, ciò significa non seguire solamente la propria squadra del cuore, ma andare a trovare e a scoprire quegli usi, quei costumi, quei mondi e quelle culture completamente diverse dalle nostre. Essere un Cacciatore di stadi, non significa solamente puntare ai big match, alla Champions League o alle finali di coppa, ma seguire anche le varie serie cadette in tutto il mondo, sempre alla ricerca di realtà sconosciute, a patto di assistere sempre ad una partita di calcio!
  • Come ti è venuto in mente di scrivere sui tuoi viaggi calcistici in giro per l’Europa?
L’idea del libro nasce quasi per scherzo con i ragazzi del Calcio Padova, con il quale gioco al Fantacalcio. Una battuta tira l’altra e alla fine ho deciso di raccontare a tutti il mio viaggio, la mia esperienza all’interno di questi 500 stadi in 30 Paesi, che mi hanno consentito di ottenere il primato nazionale per stadi e partite viste. Voglio precisare fin da subito che questo libro non è stato pensato come un’opera perfetta, né tanto meno vuole illustrare in maniera organica le teorie del calcio. Il testo vorrebbe invece rappresentare uno stimolo a cercare sempre la bellezza nella vita, in ciò che facciamo, al lavoro o nel tempo libero. La bellezza va cercata in quanto abbiamo di più caro, in chi ci sta accanto, in chi incontriamo nel nostro cammino. Questo libro, infatti, è stato pensato e scritto perché arrivi al cuore di ciascun lettore. Non ho parlato solo dei miei tour, ma anche di come vivo all’interno del mondo del tifo: emozioni, passioni dei tifosi, atmosfera e tutto ciò che circonda una partita. Dai grandi match come l’Old Firm, il derby di Manchester o Upton Park, passando all’est Europa e alle serie minori, in questi dieci anni di groundhopping, saltando da uno stadio all’altro. Racconterò quello che provo prima del match, come ci arrivo, quanto spendo e tutto ciò che incontro prima, durante e dopo la partita, dal tifoso allo scontro, dal panino gigante all’essere ubriaco. Statistiche, azioni, goal e giocatori, sono per me marginali, quelle informazioni facilmente reperibili e che non fanno parte della mia esperienza. Il libro è da parte mia interamente autoprodotto, senza nessuno sponsor o appoggio da case editrici.

Federico Roccio

  • Da dove nasce la tua passione per il Groundhopping?
La mia passione per il Groundhopping, posso dire che nasca in due fasi cruciali della mia vita.
La prima, quando a maggio del 2007, da tifoso milanista e dopo aver visto tutte le partite in casa della stagione della squadra rossonera, avevo un unico obbiettivo: la finale di Atene. Ci fu un’accesa discussione con mio padre, in quanto ero minorenne e fino a quando non avrei compiuto la maggiore età, sotto il suo tetto dovevo fare quello che diceva lui… Peccato che di anni ne avevo 17 e 11 mesi! Da lì nasce dentro di me quella cosa che un po’ in tutti i giovani viene fuori quando si diventa maggiorenni, ovvero il “adesso posso fare quello che voglio”. Prima trasferta lunga da lì a poco fu Lecce-Milan, presi un Intercity Notte, 14 ore andare e 14 a tornare per un magro pareggio 1-1.
La seconda fase, fu in occasione della mia trasferta in aereo nel 2009 a Catania, quando parlando con amici di 4-5 anni più grandi, mi prendevano in giro perchè avevo visto pochi stadi. Mi domandai: “Se ce l’hanno fatta loro, posso farcela pure io!”. La stessa sera che Huntelaar, soprannominato “Il Cacciatore”, siglò una doppietta negli ultimi minuti di gioco, venne coniato anche il mio soprannome: Il Cacciatore di Stadi. Nella stagione 2009-2010 completo la serie A e inizio a visitare gli stadi dei campionati cadetti e i Paesi più vicini come Svizzera e Francia (dato aggiornato ad oggi 550 stadi in 37 Paesi).
  • Il tuo obbiettivo per questo 2019?
Senz’altro portare avanti la mia passione visitando nuovi stadi e nuovi Paesi. Prossimamente andrò a vedere una partita di Europa League in una Paese dell’Est Europa dove non sono mai stato, ma ancora non posso svelare nulla… Sorpresa! Vorrei riuscire a vedere la finale della stessa competizione, quest’anno per la prima volta a Baku in Azerbaijan. Sarà inoltre per me l’anno del matrimonio e quindi non vedo l’ora finalmente di sfatare il tabù Sud America, visitando nuovi impianti in Argentina e Uruguay!

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