Una breve intervista con Marta Elena Casanova, autrice di “Tifose. Le Donne del calcio”
- Ciao Marta, da dove nasce la tua passione per il tifo ?
La passione per il
calcio è nata casualmente. Mio padre, padre di tre femmine, non si è mai
interessato al calcio sino a quando io e una delle mie sorelle gli
abbiamo chiesto di andare allo stadio. Sono nata e cresciuta a Genova,
erano gli anni della Sampdoria di Vialli e Mancini, se ne sentiva
parlare ovunque. Così ci siamo incuriosite, abbiamo chiesto a papà di
portarci allo stadio, e da quel momento è nato il mio amore per la Samp:
ovviamente mi sono appassionata al gioco del calcio, ma l’atmosfera
dello stadio, le bandiere, i cori, i colori hanno fatto il resto. Il
tifo nel calcio, parlo di quello sano, quello che vuole incitare una
squadra, è qualcosa di magnifico. Credo davvero che i tifosi possano
davvero rappresentare il dodicesimo uomo in campo. Una tifoseria che
grida e canta per la propria squadra, anche nelle situazioni peggiori,
può davvero fare la differenza.
- Come ti e’ venuto in mente di scrivere un libro sul tifo al femminile ?
L’idea per “Tifose. Le
donne del calcio” è arrivata proprio dalla mia esperienza. Ho sempre
visto tante ragazze, tante donne, allo stadio, vicino a me. Allora mi
sono chiesta “Chi sono le donne appassionate di calcio? Quante sono?”,
da lì è partito tutto, e ho scoperto un mondo di tifose accanite,
appassionate, attaccate alla maglia che hanno scelto di indossare per la
vita in maniera totale. Nella vita possono cambiare le priorità, si
possono cambiare tante cose, ma la squadra di calcio, quella mai. Così
mi sono messa al lavoro, e ho parlato con numerose donne che conoscono
benissimo il calcio, che organizzano trasferte, che fanno follie per i
loro beniamini.
- Quest’anno il calcio femminile ha avuto un’esplosione mediatica. Che ne pensi ?
Trovo che sia un’ottima
cosa. Per il mio libro sono anche andata alla ricerca delle donne che
nel calcio ci lavorano: giocatrici, allenatrici, arbitri, dirigenti,
giornaliste. Il calcio, almeno in Italia, è ancora un settore ad
appannaggio prevalentemente maschile, farsi spazio non è semplice,
perciò è bellissimo che alcune donne siano riuscite a fare importanti
passi in questo mondo, con competenza e passione. Per quanto riguarda il
calcio giocato poi le ragazze non sono seconde agli uomini: la
differenza sta nel fatto che non sono considerate professioniste ma
dilettanti, non hanno molte tutele perciò. Si sta lavorando anche su
quello. Ovviamente l’interesse e gli introiti rispetto al calcio
maschile sono molto più bassi, anche perché sino a poco tempo fa non si
era creato un interesse intorno al calcio femminile, cosa che invece in
altri paesi è già successo da tempo. Il fatto che la Nazionale
femminile, a differenza di quella maschile, si sia qualificata ai
Mondiali ( che si giocheranno quest’anno in Francia) e che le società
maschili stiano adesso inglobando il settore femminile di Serie A e B
sta facendo il resto. Le televisioni se ne sono accorte, i giornali
anche, e i media sono fondamentali in questo: parlandone e facendo
vedere le partite in diretta creano inevitabilmente più pubblico.
- Hai in mente progetti futuri in campo editoriale ?
Al momento solo tante
idee ma ancora poco chiare. Come giornalista mi sono sempre occupata di
cultura e libri, e la cosa indubbiamente mi piace. Ma il calcio è una
delle mie più grandi passioni, e con Tifose sono riuscita finalmente a
parlarne sotto un aspetto che in Italia non era stato ancora affrontato.
Quindi attendo l’ispirazione giusta, tornare a parlare di pallone mi
piacerebbe moltissimo. Vedremo!


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